Matti di Parma: la città a rovescio

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In realtà è un mio errore con l’iPhone. Ma a ben pensarci, la copertina al contrario può essere un buon modo per introdurre il “Repertorio dei matti della città di Parma”, piacevolissima e stimolante lettura di questo luglio.

E’ a cura di Paolo Nori, di cui da sempre – pur da profano – mi piace molto lo stile di scrittura. Che qui ritrovo anche se in realtà il libro è “solo” a cura di P.N., e porta invece una serie di firme che hanno scritto per Parma ciò che è stato già fatto in altre città.

I “matti”, da sempre e ovunque, sono una categoria inquietante e allo stesso tempo rassicurante per chi vuole distinguersene. Ma poi, a ben scavare, ci si accorge che certi “matti” sono più normali e più veri dei “normali”. E il Repertorio curato da Nori ce lo conferma.

In poche righe nella stessa pagina, ad esempio, convivono due esempi: “Uno strappava i biglietti in un cinema porno. Alla famiglia aveva detto che faceva l’operaio” e “Uno ha comprato il Parma calcio per un euro, poi l’hanno arrestato”. Quale delle due è vera e quale inventata? O entrambe inventate? O entrambe vere? E nell’ultimo caso, chi dei due è il “vero matto”?

A volte c’è da sorridere, a volte c’è da ricordare la “pazzia” dei Geni (da Verdi a Toscanini), a volte c’è da riflettere (anche per noi giornalisti) e c’è da rimpiangere la Parma del Màt Sicuri o di Temilaluce: fuori dagli schemi ma sicuramente meno dannosi di quando abbiamo potuto pensare che sopra un rigagnolo si potesse creare il nostro Rialto o Ponte Vecchio. O quando si propose di rinominare il parco Falcone-Borsellino in parco Sandra e Raimondo…

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