Aylan, un anno dopo

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Fece il giro del mondo, un anno fa, la foto di Aylan, il bambino morto annegato su una spiaggia in Turchia.

12 mesi dopo, la questione migranti è – se possibile – ancor più complicata: a livello internazionale come a casa  nostra.

E’ vero: è miope chi ne sottovaluta l’impatto, specie su società già in crisi come la nostra (“Nel mio ambulatorio – scriveva due giorni fa su facebook una donna medico a Parma – ho tanta gente che fatica ad arrivare a fine mese”). Ma è altrettanto miope chi non coglie, non solo in Aylan ma ad esempio in chi passa ore ed ore attaccato sotto un camion, la grande drammaticità  che è all’origine di queste migrazioni. Che secondo alcuni finiscono con “gli immigrati in hotel con piscina” da contrapporre agli italiani terremotati in tenda. Mentre a volte (3mila volte già solo nel 2016!) finiscono come Aylan.

Ecco perchè un Paese ed una città evoluti dovrebbero sì porsi il problema di quanto e come accogliere e regolare: ma seriamente e concretamente.

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