Cgil: una lettera aperta per tutti quelli che non vanno a votare

Un appello del segretario generale della CGIL di Parma, Massimo Bussandri, agli “spettatori della democrazia”. Ecco il testo:

“Fra pochi giorni la città di Parma andrà al voto per eleggere il sindaco. Il rischio astensionismo è sempre presente e aumenta ad ogni elezione. Nel 1994 i votanti al primo turno delle amministrative del Comune di Parma erano l’84,32%; nel 2007 erano scesi al 74,62%, nel 2012 erano calati ancora al 64,55%. Uno su tre, nell’ultima tornata, è stato a casa, per non parlare delle elezioni politiche e regionali.

Tutti noi abbiamo sentito persone dire “io non vado a votare, tanto non serve a niente”. Vengono i brividi, poi, quando a dirlo è un giovane. È come trovarsi di fronte ad una persona che ha imparato a scrivere ma preferisce non prendere più in mano una penna, che non vuole lasciare alcun segno.

Lo dico da segretario generale della CGIL di Parma: è terribile vedere qualcuno che pensa sia inutile esercitare i propri diritti. La politica è far sentire la propria voce. I sindacati CGIL, CISL e UIL hanno presentato un appello perché i candidati sindaci si impegnino concretamente su cinque temi: lavoro, legalità, welfare, società partecipate, immigrazione. Con ​dieci​ proposte concrete, come la creazione di un tavolo permanente sul lavoro o il destinare le risorse della lotta all’evasione fiscale ai servizi alla persona.

Ma vorrei fare un appello anche agli “spettatori della democrazia”, a chi non va a votare, a tutti quelli che credono che​ le scelte politiche non li riguardino​, a quelli che pensano che le cose siano già decise e che non si possano modificare.

A questi dico: i​l non voto è il maggior alleato di chi vuole che le cose siano decise dall’alto. A chi non vuole “sporcarsi le mani”, a quelli che preferiscono non scegliere, perché hanno paura di credere in un ideale o in un progetto​ e vederlo scontrar​si​ e infrangersi contro la realtà, dico che è come aver paura di giocare una partita e di perdere la propria storia a tavolino. La democrazia è un tesoro fragile: quando si perde non si recupera facilmente, ma con sacrifici enormi, come hanno insegnato le migliaia di donne e di uomini che hanno lottato per difenderla. È qualcosa che ci appartiene, è il diritto a contare, a far valere ogni voce di una comunità, anche in queste occasioni. In questo paese gli “schiaffi alla democrazia” sono purtroppo all’ordine del giorno (come dimostra anche il referendum scippato alla CGIL) e in una parte non marginale di ceto politico malsano c’è la tendenza a pensare che “le masse popolari meno votano meglio è”. Facciamo capire loro che le scelte non sono un privilegio di pochi, ma un diritto di tutti”.

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