Elezioni Parma 2017 – Chi può vincere, chi può perdere. E perchè

municipio finestra e bandiera

Ancora una volta nessun sondaggio (ribadisco che dopo Parma 2012 non li prendo in considerazione) e neppure un giudizio politico: ovviamente ho le mie idee, ma quando faccio il cronista seppur pensionato cerco di tenerle da parte. Quindi solo un tentativo di radiografia da cronista della campagna elettorale dei 10 candidati, per avere qualche spunto in più sui rispettivi (e “oggettivi”) pro e contro e quindi sulle rispettive possibilità: 

Pia Russo – E’ stata una delle ultime candidature, e anche per questo poteva apparire ormai velleitaria. Ma Pia Russo è stata brava su tre fronti: la capacità di comunicare (la lezione della vecchia Radio Parma l’ha aiutata parecchio), la conoscenza di molti temi della macchina comunale grazie alla sua attività di sindacalista e l’allestimento di una squadra non banale e dell’ultimo momento e anche con un buon entusiasmo. Poi realisticamente è chiaro che se da civico puro non ce la fece l’esperto Ubaldi nel 1994, è quasi impensabile che ci riesca lei in pochissimi mesi.

Ettore Manno e Laura Bergamini – E’ un po’ ingiusto accomunare due candidati, ma in questo caso è quasi inevitabile, se in un terzo millennio in cui certo il comunismo non gode di gran popolarità addirittura due candidati se ne ornano il simbolo e se ne contendono (e quindi dividono) l’elettorato. I tempi di un partito comunista leader nelle scelte dei parmigiani sono passati da tempo: quindi, anche qui, le chances di ballottaggio sembrano a zero. Interessante, in compenso, sarà capire quanto è esteso a Parma lo spazio elettorale che Manno e Bergamini si spartiranno alla sinistra del Pd e in un contesto stavolta senza candidati ufficialmente “indignados” (la Roberti è con Scarpa e Cristina Quintavalla e la commissione Audit sono stavolta fuori dalla competizione). Per non accomunarli però totalmente, diciamo anche che la Bergamini ha dalla sua l’appoggio del Partito comunista di Rizzo, mentre Manno lo ha da Pci e Rifondazione, oltre ad essere insieme a Pizzarotti l’unico candidato che viene da 5 anni di Consigli comunali.

Emanuele Bacchieri – Casapound è un’altra delle novità di queste elezioni. Osteggiati, temuti, orgogliosamente solitari, i CP hanno dato l’idea di contare soprattutto su un elettorato che ritengono di avere “già” conquistato, con il loro lavoro nei quartieri di questi anni. Di sicuro, inoltre, hanno lavorato verso l’elettorato più giovane, ad iniziare dalle scuole. Proprio per questo si aspettano e potrebbero avere un buon risultato. I loro handicap? A parte l’inconciliabilità con chi non accetta alcun tipo di indulgenza verso il fascismo, sicuramente un po’ di spazio a destra glielo può togliere una candidatura leghista in un centrodestra unito, rispetto a quello che sarebbe accaduto 5 anni fa con l’accoppiata Buzzi(FI)-Zorandi(Lega) e senza dimenticare che il terzo candidato solitario di allora (Bocchi, che guidava la Destra) oggi è a sua volta con la Cavandoli.  Quindi per fare volume Bacchieri dovrà: contare sulla destra più estrema, vincere la concorrenza di Cavandoli e alleati e/o sfondare su una parte di elettorato fin qui su altre posizioni (oppure su una parte di quelli che nelle ultime elezioni hanno preferito non votare). Comunque la si giri, il dato di CP sarà una delle cartine di tornasole più efficaci per misurare i cambiamenti di una città che un tempo era definita “rossa”.

Filippo Greci – Nelle prime uscite di Luigi Alfieri era spesso presente. Poi le strade si sono divise, e quindi matematicamente si sono sottratte voti a vicenda: quanto e a favore di chi lo vedremo ovviamente solo domenica. A Greci sicuramente possono portare acqua l’esperienza del Movimento Nuovi Consumatori (da sempre condotto in chiave politicamente anti-pizzarottiana) e l’appoggio di Flavio Tosi. A giocargli contro, il rischio di rimanere una via di mezzo fra i toni decisi, che già trovano accoglienza in Salvini o ancor più in Casapound, ed un civismo che Alfieri propone in forma più pacata e con un disegno culturale alle spalle.

Luigi Alfieri – Completando appunto il discorso fatto per Greci, dicevo che Alfieri ha concepito dall’inizio un progetto sì basato sul tema della sicurezza (il furto, il libro, il movimento Parma non ha paura e le prime camminate) ma anche inserito nella cornice della storia di Parma, di cui lui ha scritto un libro, e della sua cultura. Il difetto principale? Non essere riuscito a convincere l’area civica vecchia e nuova a seguire quel progetto compattandosi: e le divisioni è lapalissiano che porteranno via qualcosa anche a lui. E il pregio? Molti lo indicano invece come difetto, ma la volata lunghissima lanciata quando gli altri ancora non erano in campo e girando per le strade potrebbe avergli messo fieno prezioso in cascina, perchè a volte la campagna elettorale logora…chi non la fa. In realtà lui un momento di calo e scoramento lo ha avuto a inizio primavera, poi ha ripreso a macinare post, video e chilometri: con un sogno dichiarato (essere al ballottaggio) e forse con un obiettivo più realistico da coltivare (influire su quel ballottaggio anche se non ne facesse parte direttamente).

Daniele Ghirarduzzi – Quanto brillano ancora, su Parma, le Cinque stelle che illuminarono il Municipio nel maggio 2012? E quanto brillarono allora di luce propria e quanto della faccia rassicurante del candidato della porta accanto e futuro “eretico”? La Gazzetta del 22 maggio titolò: “Ha vinto Grillo” e, nella riga sotto, “Pizzarotti sindaco”. Le due righe si completavano, ma nessuno aveva dubbi sulla prevalenza della prima. Poi iniziarono le polemiche. E senza voler entrare nella ripartizione di torti e ragioni sull’ortodossia M5s, a un certo punto Grillo e Di Maio hanno commesso un errore forse irrilevante a livello nazionale ma forse importante oggi in chiave Comunali: hanno snobbato Pizzarotti, lasciandolo in un limbo in attesa della sua uscita spontanea come poi è avvenuto, ma in questo modo hanno snobbato un po’ anche Parma e i loro elettori parmigiani. Ora Ghirarduzzi, con accanto soprattutto Cinzia Ferraroni che si è spesa tantissimo anche sui social, prova a recuperare questo rapporto e a replicare la storia dell’uno che vale uno purchè abbia alle spalle il logo e il vento di Grillo. Ma lui, Grillo che 5 anni fa venne a Parma due volte, per ora qui non si è rifatto vedere.

Laura Cavandoli – E se invece stavolta fosse sua la faccia rassicurante, per la “politicamente scorretta” foga di Matteo Salvini? La doppia visita del leader leghista più quelle di Calderoli e della Meloni dicono che su Parma stavolta scommette forte chi vede un centrodestra a trazione non più berlusconiana.  E un Carroccio in Municipio farebbe notizia nazionale quasi come il Pizzarotti 2012. La candidata Cavandoli, che gli accordi di coalizione hanno fatto partire un po’ tardi, forse non ha fatto sfracelli ma neppure sembra avere commesso errori clamorosi.  Quali bastoni potrebbe avere allora fra le ruote? Intanto la concorrenza di Casapound che viaggia su una corsia più a destra, e poi una base di partenza che nel 2012 fu di neppure 8mila voti per un complessivo 8,86%. Anche se va ricordato che allora Forza Italia veniva dal disastroso epilogo della giunta Vignali e la Lega stessa era in pieno travaglio fra il dopo-Bossi e Maroni, mentre le ruspe di Salvini stavano ancora chiuse nel parcheggio. Insomma, per superare i 17mila voti che consentirono a Pizzarotti secondo posto e ballottaggio, l’avvocato Cavandoli e la sua coalizione dovranno almeno raddoppiare quei voti.

Paolo Scarpa – Anche dando per superati “l’equivoco” della lettera del sen. Pagliari e le voci che fin dall’inizio si rincorrono sui mal di pancia nel Pd o sulle sue correnti filo-pizzarottiane per poi contare sul sindaco di Parma in chiave nazionale anti-Grillo, è palese che fin dall’inizio (=primarie) Scarpa ha dovuto correre con una sorta di freno a mano incorporato. La buona notizia per lui e per chi lo sostiene è che anche col freno a mano è riuscito, appunto dalle primarie, a saltarci fuori e a crederci perfino a dispetto di alcuni compagni di viaggio.  Ecco perchè, dopo avere raccolto per settimane i tanti pronostici di chi lo dava perdente alle primarie, andremmo cauti anche con chi lo dà perdente l’11 o il 25 giugno. Per quanto sia sgarrupato oggi il partito di Renzi, resta a Parma il più esteso agglomerato di voti potenziali: già solo le cifre del poi perdente Bernazzoli  staccano di molto il potenziale di ogni altro candidato. Vero che occorre poi togliere da quei 34mila voti la parte di sinistra che oggi voterà Manno o Bergamini, ma vero anche che stavolta ci saranno con Scarpa i voti di Ghiretti e Roberti: che ne totalizzarono ben 13mila nel 2012. E se Scarpa, a sentire in giro, non ha provocato molti colpi di fulmine, non ha neppure – forse memore proprio del Bernazzoli 2012 – creato solchi di eccessivo distacco. Ha parlato spesso sottovoce, che è un indubbio limite in epoca di urli reali o social ma che potrebbe essere anche un paziente seminare. La sensazione continua da fuori, ascoltando chi era disposto a votarlo, era spesso un “sì, ma adesso deve farsi sentire un po’ di più”.  Riassumendo, Scarpa potrebbe essere un Prodi parmigiano: o quello che nel 1996 e nel 2006 riportò il centrosinistra al governo sconfiggendo Berlusconi oppure quello che  nel voto per il Presidente della repubblica  2013 il Pd decise prima di candidare e poi di impallinare…

Federico Pizzarotti – A dire che vincerà lui non si sbaglierebbe neppure se si…sbagliasse, nel senso che si sarebbe in grandissima compagnia. “Vincerà Pizzarotti” me lo hanno detto infatti praticamente tutti quelli che ho sentito in questi mesi: chi auspicandolo e chi temendolo, in una città che in questi 5 anni si è divisa fra pro e contro come forse avvenne solo sull’ultimo Lavagetto. E perchè può vincere davvero? Perchè è il più conosciuto, perchè la sua grandissima notorietà mediatica è nata anche da una battaglia (quella con Grillo) in cui alla fine i parmigiani hanno solidarizzato più con lui che con Beppe-Casaleggio-Di Maio, e perchè da quella scissione è stato indubbiamente “più sindaco” e quindi ora parte da una conoscenza dei problemi che chi sta fuori non può avere, come già si vide anche nello scontro Vignali-Peri del 2007. Ma allora perchè e come potrebbe perdere? Un po’ per la troppa sicurezza esibita rispetto agli altri candidati (più impreparati, certo: ma se ha “governato bene” lui che era digiuno di Comune nel 2012 perchè non potrebbero farlo anche gli impreparati di oggi?) e un po’ perchè ha trasformato la già grande notorietà in una quasi invasione, a rischio overdose e certamente dispendiosa, a rischio di incappare (anche con qualche forma di propaganda al limite o oltre) nel parmigianissimo “Sbàsa la grèsta”. E un po’, infine, perchè anche se è favorito dovrà come il Parma calcio affrontare due finali: prima di tutto conquistare il ballottaggio incrementando i voti del 2012 ma senza più avere dietro sè la spinta di un Movimento nazionale, e poi vincere quel ballottaggio dove potrebbe forse partire in pole position ma anche con maggiori difficoltà a calamitare voti altrui, diversamente da quanto seppe fare (o si trovò ad avere) contro Bernazzoli.

Ps – Non la si può definire una campagna elettorale scoppiettante o esaltante per i contenuti. Ma la colpa è di tutti, giornalisti e cittadini compresi. E ai 10 candidati, comunque, va dato atto di avere “buttato via” un bel po’ di tempo ed energie nell’interesse – fino a prova contraria – della città. Per questo, ancora una volta, a tutti loro  e ai loro candidati consiglieri e ai loro staff dovrebbe andare il nostro grazie.

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