Quelli che Gene…

Cattura

E’ un numero 10, di quelli alla Savicevic (non a caso suo idolo calcistico). E quindi nella sua carriera, ma addirittura nella stessa trasmissione, è capace di una intuizione geniale  come geniali sono spesso quelle dei quotidiani Rompipallone sulla prima pagina della Gazzetta dello sport (Esempio: I tifosi del Feyenoord si giustificano: “I danni a Roma? Colpa delle giunte precedenti”), e subito dopo di giocate pigre o irritanti. Così come, lo dico subito pur con tutto l’affetto, sicuramente infelice è stata la battuta su Claretta Petacci: infelice e divisiva in un momento in cui di divisioni non avremmo troppo bisogno. Però… 

…però proprio il “caso” che si è sollevato sul comico fidentino e i toni dei social in questi giorni meritano una riflessione che sia davvero equilibrata.

Partiamo dal video con la battuta “incriminata” nella trasmissione DiMartedì: Gene ha poi dichiarato che lui aveva nel mirino la Meloni. Ma alla fine l’attenzione si è inevitabilmente spostata sull’accenno a Claretta Petacci. Una donna di cui è giusto ricordare le parole di un insospettabile come Sandro Pertini : «La sua unica colpa è di aver amato un uomo». Una donna che subì a Piazzale Loreto un oltraggio che resta sicuramente una brutta pagina della nostra Storia, pur nel tesissimo clima di un popolo che usciva da una dittatura e una guerra.

Fin qui il discorso sulla battuta di Gene. Giusto dirgli che ha sbagliato, giusto però anche riconoscergli che la sua satira politica è abitualmente a 360 gradi e non fa distinzioni fra destra e sinistra: semmai, come di fronte a certe vignette di Charlie Hebdò e di altri, si ripropone il tema dei confini che ogni satira dovrebbe avere. C’è chi dice che la satira non dovrebbe avere limiti per definizione: personalmente non sono d’accordo, perchè la satira può essere anche forte ma dovrebbe rispettare i valori fondamentali della vita e della convivenza sociale (specie in questo momento storico già fin troppo esasperato).

Se però è giusto discutere di una battuta in tv, è giusto anche spendere due parole sul dopo, perchè qui inizia una parte un po’ surreale che ci deve fare a sua volta riflettere.  Nella sollevazione di tanti contro la battuta a DiMartedì, infatti, si legge più volte che Gene non ha avuto la pietas cristiana nei confronti di una donna che oggi non può più ribattere. Vero: ma se l’accusa viene da chi due commenti più sotto o in altri post elogia e rimpiange proprio l’amore della Petacci, ovvero il dittatore Mussolini, viene da chiedersi: di quale “pietas” stiamo parlando?  Perchè alla fine, per quanto brutta o infelice, quella di Gnocchi è una battuta. Ma quale pietas vi fu, più tragicamente,  per l’on. Matteotti, per le migliaia di italiani mandati in Russia come carne da macello, per i 7 trucidati in Piazza Garibaldi (Piazzale Loreto non fu certo la prima piazza della vergogna in quella storia…) o per Giordano Cavestro o per mille altri…?

Allora facciamo tutti un passo indietro Lo faccia Gene, che spero troverà un modo intelligente per scusarsi con chi si è sentito offeso, ma lo facciano anche tanti professori da tastiera o da striscione (come quello che Forza Nuova ha appeso davanti alla casa del comico), perchè se la pietas cristiana fosse la nostra stella polare non sentiremmo battute postume sulla Petacci ma neppure elogi postumi su chi portò l’Italia nella tragedia e nel sangue. E diamoci tutti una calmata sui toni: si sta creando in questo Paese un clima che, da qualunque parte lo si guardi, non può portare nulla di buono.

Cito come esempio positivo il lettore Giampaolo, con il quale ho discusso sulla vicenda Gnocchi e che, per esprimere il suo parere sfavorevole al comico di fronte alla mia osservazione che almeno Gene non ha fatto morire migliaia di persone come Mussolini, mi ha risposto con una bella battuta: “Concordo anche sul fatto che non abbia mai fatto morire nessuno in nessun senso,nemmeno dal ridere”.  Ecco, se Parma ha ancora una caratteristica da conservare è quella di saper trovare la battuta che sdrammatizza e che riporta la discussione su toni più sereni: non perdiamo questa abitudine, e abituiamoci a mettere qualche dubbio in più nelle nostre idee. Di qualunque colore…

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