Terroristi e vittime: dal dolore e dalla violenza una straordinaria lezione di pace

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E’ come se la nostra Storia prendesse corpo, proprio con una delle sue pagine più oscure. E’ come trovarsi lì per davvero, nella via Fani vista e rivista nelle immagini con Frajese, le edizioni straordinarie, lo sgomento di un Paese intero…E fatichi a credere che quei due siano davvero seduti insieme a quel tavolo, proprio a pochi giorni dal quarantennale del 16 marzo e del 9 maggio di quel terribile 1978 di sangue.  Continua a leggere “Terroristi e vittime: dal dolore e dalla violenza una straordinaria lezione di pace”

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Grazie Nevio

Cattura

Ho cercato su Google, ma la notizia più recente su di lui è una affettuosa ma severa e credo giustissima critica al campione che proprio lui lanciò da ragazzino: Gigi Buffon, per quelle parole dopo la sconfitta di Madrid (“L’ho visto triste e coinvolto nella sconfitta, ma poteva risparmiarsi quelle parole sull’arbitro”).  Continua a leggere “Grazie Nevio”

Lo spirito di Wembley. Che Parma ha smarrito

wembley squadra a centro campo coppa

Avevo già la data segnata nei miei archivi e nella mia agenda, e anzi avevo già provato qualche mese fa a chiedere che il 25ennale della notte di Wembley (12 maggio 1993) fosse anche l’occasione per suggellare la pace fra la città e gli artefici di quel trionfo, poi cacciati  un anno e mezzo fa durante il campionato di LegaPro. Ma a ricordarmi Wembley, e tutto quello che da allora è cambiato, ci hanno pensato soprattutto i commenti che si sono moltiplicati su facebook dopo la sconfitta del Parma a Cesena. Con una rapidità incredibile: quasi che molti non vedessero l’ora di sfogare il livore e una masochistica gioia per la sconfitta, dopo che la strepitosa rimonta crociata aveva zittito tanti giudizi aggressivi di D’Aversa e tante saccenti sentenze da tastiera…  Ma non è solo una questione di sport…

I 25 anni trascorsi da Wembley (che sono stati e saranno festeggiati con alcune manifestazioni sincere dei tifosi, ma quasi alla chetichella rispetto alla città) ci ricordano una splendida emozione calcistica, ma ci mostrano anche  impietosamente tutto quello che Parma non è più rispetto a quella magica notte.

Lo sport e la vicenda Scala-Minotti-Apolloni ne sono solo un aspetto. E se a quanto pare le scorie del brusco divorzio del novembre 2016 sono ancora troppo indigeste per una riappacificazione fra i protagonisti, allora la prima proposta la giro all’assessore allo sport, nonchè vicesindaco, Marco Bosi: premiare Nevio Scala in Municipio. Un invito che (senza sovrapporsi alla società crociata se non è disponibile e senza incrociarsi al Tardini con la lotta per la promozione) riporti a Parma e nel Palazzo del Comune l’inimitabile Nevio, con un doppio grazie della città: per i trionfi di allora e per quella rinascita “biologica” che ci ha ridato dignità ed entusiasmi anche in serie D, al di là di come poi sia finita quella storia. E con lui, ovviamente, tutti quelli che si possono riunire: magari sarebbe l’occasione anche per la pace con Melli, che fu sacrificato nella rinascita del Parma nonostante l’ottimo lavoro da team manager.

Di Wembley, poi, non c’è neppure più l’ingenuità del miracolo calcistico di provincia. Se le imprese sul campo furono ineccepibili sportivamente ed eticamente, i bilanci Parmalat che vi stavano dietro erano invece drogati. E questa è un’alta lezione da ricordare e non ripetere (anche se in realtà, quando a scandali e bancarotte, anche dopo il 2003 del grande crac Parma non si è fatta mancare nulla).

Ma quello che più di tutto abbiamo smarrito, da quella sera di Wembley, è proprio lo spirito della città. Quella specie, per dirla con un ossimoro, di “ambiziosa umiltà” che fu alla base dei successi di Scala e del suo contorno: il saper coltivare e realizzare sogni senza perdere di vista le proprie origini. Non a caso, fu ed è la lezione di un contadino, così come figlio di contadini è un parmigiano-reggiano che nel calcio ha conquistato il mondo: Carletto Ancelotti. Intorno a Scala e al suo Parma non c’era solo retorica: la storia mille volte raccontata degli allenamenti in Cittadella era reale, e i parmigiani la potevano toccare ogni giorno. E ci insegnava che se ci sono lavoro e qualità (a poche centinaia di metri dall’inno alla laboriosità dell’Antelami) si può arrivare in alto anche partendo dal basso. E la città sembrava immedesimarsi in quella lezione.

Oggi, come ricordavo all’inizio, siamo tutti figli di facebook. Dove siamo tutti geni della politica, premi Nobel, commissari tecnici…e dove gli altri sono (che si tratti di un sindaco o di un allenatore o di chi si permette di postare un’opinione diversa dalla nostra) dei “coglioni”, o peggio, da irridere ed insultare.

Non più tardi di 48 ore fa, prima che i fatti si incaricassero di smentirla, mi ha fatto male leggere che una nostra parlamentare accusava il Presidente della Repubblica di essere al limite della democrazia e di ostacolare un governo con la Lega e addirittura di non essersi rifiutato di firmare la legge elettorale, con una tesi quanto mai ardita per chi le leggi e la Costituzione sono materia quotidiana… E a cascata siamo così tutti noi (mi ci metto anch’io ovviamente): viaggiamo di critiche spesso ingenerose, di insulti, di regole non rispettate, di egoismi…

La notte di Wembley, con la Londra parmigiana di 12mila pacifici invasori, è un ricordo fantastico, indelebile,che va ben oltre il calcio. E che, proprio per questo, dovrebbe oggi essere celebrato da tutti noi: non solo per rivivere un’emozione, ma anche e soprattutto per ricordarci come eravamo e come non sappiamo più essere.

Parmabillybook: caffè con news

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Oggi troverete qui:

Dopo elezioni: in casa M5s vacilla la leadership di Di Maio e in caso di voto torna Di Battista?

Alle Hawai eruzione di un vulcano provoca un forte terremoto. A Napoli una studentessa milanese in gita fuma uno spinello e cade dalla finestra.

A Parma, l’aeroporto va avanti con Meinl in attesa dei soci locali, mentre nel trasporto pubblico la Cgil parla di mezzi inadeguati. C’è anche una vicenda che riguarda il settore prosciutti. E intantooggi compie 10 anni la Gazzetta di Parma web.

Pazzie dal mondo: la brusca manovra di un aereo per non atterrare sopra un altro velivolo; il nonno “stopper” che sgambetta il rapinatore in fuga. Due video davvero curiosi.

Trovate tutto, e anche altro in ordine sparso, cliccando qui

 

Vivere e non sopravvivere: quando i figli delle vittime scelgono di incontrare gli ex terroristi. A Parma Faranda, Bazzega e Ricci

Comunicato stampa Cgil – “La fortuna è che mi è rimasta la voglia di vivere anche se il dolore si allunga, come un elastico, e ogni tanto, improvvisamente, mi riporta indietro a quei 55 giorni. Ma, nella mia mente popolata di mostri, mi ha spiazzata scoprire, tramite il percorso di ‘giustizia riparativa’, di avere di fronte un essere umano e che la sofferenza non è appannaggio solo di noi vittime”.

Le parole sono quelle di Agnese Moro, una dei figli dello statista Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio del 1978. Sono ormai 10 anni che alcuni familiari delle vittime ed alcuni ex brigatisti stanno compiendo – tra incontri pubblici e tappe nelle scuole – un cammino comune sulla “giustizia riparativa” che parte da un reciproco rispetto e dal ripudio della violenza.

È l’altra faccia della medaglia di quei giorni e di quegli “anni di piombo”. Se da una parte, inevitabilmente, c’è ancora soprattutto il dolore; se le diffidenze e le polemiche sono ancora comprensibilmente presenti nell’opinione pubblica, è però giusto ed importante sottolineare che c’è chi – da una parte e dall’altra – ha fatto la scelta di andare oltre e farlo insieme.

E quel cammino – che nell’anno del quarantennale della morte di Moro e della sua scorta ha un valore ancora più profondo – farà tappa a Parma il 17 maggioGiovanni Ricci, figlio di Domenico appuntato dei carabinieri ucciso in via Fani durante il sequestro di Aldo Moro, Giorgo Bazzegafiglio del poliziotto Sergio, colpito a morte nel 1976 da Walter Alasia –, e Adriana Faranda, ex brigatista della colonna romana e parte attiva durante il sequestro Moro, saranno i protagonisti alle ore 17.30 di un dibattito pubblico nel salone “Trentin” della Camera del Lavoro di Parma in via Casati Confalonieri, dal titolo “Vivere e non sopravvivere: quando i figli delle vittime scelgono di incontrare gli ex terroristi”, organizzato dalla CGIL territoriale. L’incontro sarà moderato dal giornalista della Gazzetta di Parma Paolo Grossi.

Ma già al mattino, gli stessi testimoni al cinema Astra, incontreranno alle ore 10.30 gli studenti delle classi quarte e quinte del Liceo Bertolucci portando il loro contributo al tema della NON VIOLENZA attraverso le loro storie personali, che raccontano le lacerazioni prodotte dalle azioni ma anche – profondissime – dalle parole. La voce dei familiari delle vittime e la voce di una ex terrorista. Diversamente da chi anche recentemente ha avuto parole insensibili, Adriana Faranda sta seguendo un reale percorso critico e di condanna alla violenza tramite la giustizia riparativa. E allora la speranza è che proprio un incontro di questo tipo, fra chi ha vissuto in ruoli opposti e diversi quei giorni e gli anni successivi, vada al di là di ogni polemica e ci indichi una strada per rileggere quella stagione drammatica (senza dimenticanze e senza sconti a nessuno) e per costruire adesso un’Italia migliore, che non ricada mai più in quella lunga tragedia.

Nelle foto via Fani (da Wikipedia) e l’immagine allegata al comunicato della Cgil

Parma ai parmigiani…

Dovremmo darci tutti (lo dico anche a me stesso) una regola: aggiornare i dibattiti che si infiammano in tempo reale su facebook e sul web ad un terzo tempo che, come nel rugby, lasci decantare le scorie della “partita” e consenta nel massimo rispetto reciproco un confronto più sereno e costruttivo, senza che nessuno debba rinunciare alla propria casacca o alle proprie idee. Il caso dei richiedenti asilo impiegati nella vigilanza scolastica ne è un esempio… 

Andiamo con ordine. Nei giorni scorsi il Comune ha annunciato che “Vista la carenza di organico della Polizia Municipale e al fine di utilizzare gli agenti per altre necessità della città, abbiamo pensato di sostituirli nel presidio all’entrata ed all’uscita delle scuole con nuovi volontari. A tal fine, insieme ad AUSER sono stati selezionati e formati una quindicina di ragazzi richiedenti asilo”.  Immediata la reazione della Lega“A #Parma succede anche questo: i richiedenti asilo che fanno servizio di vigilanza scolastica!
Sconosciuti (e più della metà saranno dichiarati clandestini) a contatto con i nostri bambini!
Noi della lega in consiglio comunale a Parma, Emiliano Occhi, Maurizio Campari, Carlotta Marù e Laura Cavandoli, stiamo preparando un’interrogazione perché il Comune sciolga questo folle accordo!”

Ovviamente è del tutto legittimo che un gruppo d’opposizione critichi un provvedimento del Comune. Bene anche vedere questa mobilitazione del gruppo comunale contro questi invasori: pochi giorni prima, quando si trattava di celebrare la Liberazione da altri e un tantino più violenti invasori (in realtà già qui perchè in precedenza alleati del dittatore di Predappio) il Carroccio non era stato altrettanto solerte.  E magari si potrebbero usare altri toni: vero che mai come adesso strizzare gli occhi a xenofobi e razzisti porta voti e stipendi da parlamentare, ma resto sempre  dell’idea che un politico debba anche educare. E quella frase sul contatto con i bambini è invece di indubbio stampo razzista.

Ma a me piace anche riconoscere anche le ragioni degli altri. E quindi sono innegabili due cose: 1) certe scelte sarebbe sempre meglio prima spiegarle e discuterle che annunciarle a cose fatte (questa ci sembrava anche la mission della casa di vetro annunciata nel 2012 dagli allora cinquestelle…); 2) sia il tema specifico che la questione immigrazione in generale – su questo è innegabile che la Lega abbia qualche ragione – non vanno calati dall’alto pretendendo un assenso a scatola chiusa, ma vanno certamente analizzati e approfonditi. Anche perchè 3) la storia recente dei nonni vigili e dell’utilizzo della Polizia municipale ha visto da parte della giunta 2012-2018 errori e cambi di direzione che spesso hanno dato ragione a chi criticava.

Morale: da una parte e dall’altra (e in un caso con l’aggravante dei toni razzisti) è mancata una discussione di ampio respiro che andasse al di là delle idee di ognuno, come se dall’altra parte tutto fosse sbagliato.

Non è finita. Due giorni dopo, ecco sotto processo un titolo della Gazzetta di Parma“Migranti al posto dei nonni vigile. Ancora polemica”. Corretto, opinabile, discutibile, infelice? Qualunque giudizio ci sta, come ho sempre pensato del lavoro che ho fatto per 40 anni: per me il titolo non era forse chiarissimo, ma neppure lo si poteva etichettare come smaccatamente razzista. Nè credo meritasse questo commento infuocato della consigliera Nadia Buetto“I mezzi di comunicazione , compresa la Gazzetta di Parma , sono responsabili di una campagna mediatica che ha indotto i cittadini ad aver paura del diverso , dello straniero , preferendo esaltare la strumentalizzazione operata da quelle forze politiche che hanno fatto in questi anni della lotta al fenomeno migratorio, che nessuno potrà fermare nemmeno coloro che lo promettono, il loro cavallo di battaglia.  Basta odio, basta paura”.  Toni secondo me eccessivi, ai quali si è presto accodato un manipolo di commentatori lesti ad offendere la Gazzetta e tutti (…) i suoi giornalisti: la “migliore” tradizione parmigiana di chi, da D’Aversa alla Gazzetta, ogni giorno spara sentenze dall’alto di una cattedra di cui spesso si fatica a capire i titoli… Con in più l’ignoranza di chi continua a parlare di un monopolio che oggi esiste, letteralmente, solo sulla carta, in una città che accanto a Gazzetta e Tv Parma schiera un settimanale certo “non allineato”, il sito web del gruppo editoriale più importante d’Italia e altri 6/7 siti di web news assolutamente variegati; e senza contare appunto la crescente diffusione e funzione dei commenti social, comprese pagine dedicate proprio al fare le pulci alle magagne dell’informazione.

Ieri poi è arrivata una seconda notizia: l’impiego di richiedenti asilo anche per l’orto laboratorio della Scuola per l’Europa. Nelle stesse ore in cui – va dato loro atto – le parlamentari leghiste Cavandoli e Saponara intervenivano a un incontro della associazione italo-tunisina. E nel frattempo è stato l’ex collega Arturo Dallatana (oggi notaio, ma senza avere perso il “vizio” di scrivere) a sollevare sulla questione alcuni dubbi:  “Davvero i cari nonnini non erano più disponibili?
Questi migranti sono regolari o clandestini?
Come vengono ricompensati e da chi?
Come sono stati selezionati?
Come sono stati addestrati?
Dove alloggiano?
Cosa conoscono delle nostre regole e dei nostri codici?
Ci si accorge solo ora, dopo anni, che affidando a volontari il controllo davanti alle scuole si liberano vigili? (davvero perspicaci)

Credo comunque che sia una polemica fondata sul nulla, se le cose andranno come in Cittadella, presentazione di un gruppo di migranti che avrebbero curato il parco, foto di gruppo per il giornale, un rastrello per cinque, poi al lavoro, una dura mezz’ora per il prescelto del quintetto, intervista alla Consigliera comunale candidata, è una nuova pagina di integrazione che si apre.

E dopo?

Mai più visti”.

A Dallatana e alla Cavandoli ha risposto oggi, con il suo tono appassionato, ancora Nadia Buetto, dopo che la “cattiva” Gazzetta aveva già ospitato le repliche del sindaco Pizzarotti. Ecco uno stralcio (la lettera completa è sul profilo FB della Buetto): “Nessuno nega le criticità di Parma , come per le altre città, in termini di spaccio e prostituzione, è nostro dovere però anche guardare ai fatti e sono io ora a farvi delle domande? 
In provincia di Parma risiedono 60.000 stranieri e circa 1.400 richiedenti asilo, davvero pensiamo che siano tutti malviventi o persone delle quali diffidare perché di culture diverse? 
La Questura ci dice che i reati sono in calo ma che il consumo di cocaina è in aumento. 
Davvero pensiamo che a Parma giri coca solo da quando ci sono i nigeriani? Prima non c’era droga? 
I parmigiani comprano sesso sulle strade solo da quando sono arrivate le nigeriane? 
Non vi erano malavita e corruzione in Italia prima dell’arrivo della mafia nigeriana? 
Non è forse la mafia italiana che importa la cocaina e la distribuisce in tutto il mondo? 
Facciamo lo sforzo di non generalizzare , di non pensare che questi ragazzi siano pericolosi solo perché nigeriani , allora non dovremmo mandare i nostri figli all’oratorio perché i preti sono tutti pedofili, oppure dovremmo pensare di essere tutti mafiosi in quanto italiani. 
La soluzione credo stia nelle conoscenza delle persone, nella loro frequentazione, nel loro avvicinamento. 
A questo proposito il Comune ha proposto una serie di incontri per promuovere il tema dell’inclusione, incontri per far conoscere alla città le persone che accoglie, purtroppo però non ho visto nessuno di voi, nessuno desideroso di capire, conoscere o semplicemente di esternare i dubbi , le paure lo sconcerto così violentemente esposti qui”.

Provo a tirare delle conclusioni, pur sapendo che il tema richiederà altri approfondimenti: 1) se parliamo di principi e di necessità di ragionare al di là dei colori di pelle, sto ovviamente tutta la vita con Nadia Buetto; 2) è però vero (e qui la Lega non ha fatto solo strumentalizzazioni, altrimenti non avrebbe tutti quei voti che non sono tutti voti di xenofobi…) che c’è stata una immigrazione massiccia e incontrollata che accanto a tanta brava gente ha portato problemi e disagi che ognuno tocca ogni giorno con mano: ecco perchè sul tema non basta qualche incontro magari in orario di lavoro. Occorre un dibattito pubblico, permamente e concreto; 3) più in generale (lo dissi già per tutt’altro tema come Piazzale della Pace) la preannunciata “casa di vetro” delle decisioni condivise con i cittadini esiste ben di rado. Occorre più confronto preventivo, e proprio l’abilità di questa giunta nell’utilizzare da subito web e social dovrebbe favorire questo confronto, senza che debba troppo spesso avvenire a posteriori; 4) occorre poi anche – come dice Dallatana – verificare pubblicamente se parliamo di iniziative spot o se c’è un rendiconto finale che metta a tacere i dubbi (vedi esempio della Cittadella); 5) occorre massima chiarezza sul tema volontariato/rimborsi –  che già in passato fu fonte di polemiche sul tema nonni vigili – per capire se nella vicenda non ci sia una sorta di “razzismo al contrario”; 6) e infine dobbiamo metterci d’accordo sul rapporto che vogliamo avere con queste persone, al di là di ciò che i governi potranno o vorranno fare sulla questione sbarchi. Ovvero: dobbiamo provare a integrarli nella nostra collettività oppure – come qualcuno pretende – va data priorità ai cittadini italiani, con il rischio però che poi questi nuovi arrivati restino allo sbando e a rischio di lavori illeciti?  Come si vede, il tema – al di là dei toni a volte razzisti con cui lo si pone – è abbastanza complesso per meritare davvero qualche sforzo in più. Da parte di noi tutti.

(segue…) 

Disonorevole?

25 aorile pizzarotti no parlamentari

Gentilissimo avvocato Laura Cavandoli,

da domani tornerò a chiamarla con il massimo rispetto “Onorevole”, in quanto mia deputata eletta a Parma in libere elezioni.

Nota 1 per chi non frequenta i libri di Storia – “Libere elezioni” sono quelle in cui ogni cittadino può scegliere se votare o meno e per chi votare. Questo presuppone una pluralità di liste fra cui si possa scegliere: cosa che non avvenne in Italia dal 1923 (Legge Acerbo: altro che Rosatellum…) e fino al, guarda caso, 25 aprile 1945.

Oggi preferisco riferirmi invece alla sua professionalità di avvocato, in cui si è confermata bravissima. Come ogni bravo avvocato, infatti, lei oggi ha scelto – insieme ai suoi colleghi parlamentari di Parma – di rispettare gli interessi dei suoi clienti/elettori, che da parte loro hanno iniziato fin dal primo mattino ad invadere facebook con i loro pensieri (compresi i rallegramenti per le gravi condizioni di Napolitano).

E’ andata così, come lei stessa dice rispondendo alle critiche del sindaco per non avere partecipato alla manifestazione del 25 aprile:  Continua a leggere “Disonorevole?”