Una “Verità” anche parmigiana

fb

Per principio, e per curiosità, acquisto sempre il primo numero di un nuovo quotidiano. Anche quando la direzione (Maurizio Belpietro) è assoluta garanzia di lontananza dalle mie idee e dal mio modo di concepire il giornalismo. Però non posso non ammirare il coraggio di chi, in questi tempi, prova a cimentarsi con un nuovo quotidiano di carta, e poi… Continua a leggere “Una “Verità” anche parmigiana”

Annunci

Troppe Olimpiadi nei tg. Ma è un modello di Bella Italia

viviani

Non ho cambiato idea: continuo a pensare che sia esagerato il modo (e la pigrizia) con cui i tg nazionali aprono ormai costantemente con le Olimpiadi, inanellando poi fino a 10 minuti di servizi, a volte con storie interessanti e a volte leggerini per usare un eufemismo. Resto convinto che in epoca di minestrone web-social ai giornalisti si chieda invece di restituirci la gerarchia delle notizie: quella per cui la spanciata di un ex campione olimpico non può essere più importante delle bombe sugli ospedali in Siria…

Ma sarebbe bello,almeno, se proprio questo accanimento mediatico si traducesse per noi italiani da divano/pc/telefonino in un esempio da applicare alle nostre “olimpiadi” quotidiane. Continua a leggere “Troppe Olimpiadi nei tg. Ma è un modello di Bella Italia”

A che cosa serve un quotidiano

fb

Che cosa si può/deve fare perchè la gente continui ad acquistare quotidiani ai tempi dell’informazione gratuita di internet? E’ una domanda che inevitabilmente in questi anni ho condiviso, e idealmente continuo a condividere, con i colleghi in Gazzetta, ma che rimbalza in tutto il mondo dei media di carta: dal New York Times al più piccolo foglio di provincia.

Oggi è successa una cosa che mi ha colpito, al di là dei risultati concreti che potrà avere. Repubblica, oltre ad inaugurare l’abbinamento domenicale con L’espresso, si è presentato in edicola con un inserto di 32 pagine (sì: 32, praticamente un giornale nel giornale) con un viaggio-inchiesta  nella storia recente e nel caos del mondo arabo.

Ecco, al di là dell’accoglienza e del non trascurabile rapporto costo-benefici, questo è un esempio che dovrebbe quanto meno offrire alcuni spunti di riflessione a giornalisti e lettori…  Continua a leggere “A che cosa serve un quotidiano”

La riforma che serve davvero

Cattura

La vignetta è qui, come ormai su tutto il web: firmata da Mannelli, pubblicata dal Fatto quotidiano, intitolata “Riforme: lo stato delle cosce”.

Ora, quando ci sono di mezzo vignette e satira il mio impulso sarebbe quello di astenermi, ascoltare e leggere i commenti, ma sostanzialmente di difendere il diritto di ironizzare e dissacrare su tutti e su tutto (tragedie comprese), che della satira è il sale e la ragione di esistere.

Inoltre, viviamo proprio in questi giorni giuste e scandalizzate reazioni per alcuni titoli olimpici ma non certamente da…medaglia (“Il trio delle cicciottelle”, “I lati B disegnati col compasso”…). Ma abbiamo anche visto nei commenti chi, e parlo di chi affronta la questione in buona fede e senza sessismi di sorta, pone il dubbio se qualche volta non si ecceda nel “politicamente corretto”. Ovvero: è diverso esaltare i lati B delle beachvolleyste dall’esaltare le spsalle o gli addominali di nuotatori o altri atleti maschi?

Tutto vero, o almeno tutto opinabile. Il problema è che anche le battute e le vignette irrompono in un mondo obiettivamente sbilanciato: il mondo delle miss, delle veline, delle “Brava Giovanna Brava!”… Il mondo in cui la donna è concretamente e culturalmente penalizzata (senza neppure arrivare all’estremo e tragico tema dei femminicidi). Ecco perchè, nel già invasivo dibattito sulle riforme, agrapparsi – seppur metaforicamente – alle cosce del ministro Boschi è sinceramente squallidino, e non molto distante (anche se la testata di Travaglio lo è) dalla infelice battuta del leghista Salvini sulla “bambola gonfiabile Boldrini”. Anche perchè, se proprio la si vuole attaccare, credo che la ministra abbia punti politici ben più deboli della cellulite vera o presunta o della coscia forte.

E a proposito di punti deboli, fra cicciottelle e cosce governative, forse noi giornalisti dovremmo iniziare a riflettere se il calo delle vendite dei quotisdiani sia più colpa del web o delle nostre mediocrità…

Una mano di…Bianca?

berlinguer bianca

Sembra sempre più probabile il siluramento di Bianca Berlinguer da direttrice del Tg 3.

Chiariamo subito: il direttore di un quotidiano o tg è come un allenatore di calcio e può essere sostituito in qualsiasi momento in modo perfettamente legittimo (in piccolo era successo anche a me…).  Ma al di là dell’indiscutibile bravura della Berlinguer, questo cambio agostano alla vigilia di una campagna referendaria che in casa Rai sembra già piuttosto squilibrata dovrebbe preoccupare, se non indignare, molti italiani: una mano di bianco (o di Bianca) normalizzatrice verso le voci meno amiche

Forse, ci indignerebbe se fosse teleguidata da Berlusconi. Ma Renzi non è Berlusconi. O sì…?

Foto da Wikipedia: Di Kaspo – Flickr, CC BY-SA 2.0, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3609910